E’ mattina, i bambini entrano in classe.
Iniziano a chiacchierare tra loro, ridono, si raccontano cosa hanno fatto il giorno prima.
In mezzo a loro Filippo rimane in silenzio.
Osserva i suoi compagni, la loro aula.
Rimane in silenzio. Non riesce a dire una parola.
A casa è vivace, allegro, gioca con i suoi pupazzi preferiti e imita perfino la voce del papà.
Eppure, ogni volta che entra in classe la sua voce sembra svanire.
Le maestre se ne sono accorte, pensano che sia timido e che parlerà quando si sente a suo agio.
Passano i giorni, le settimane, i mesi e Filippo continua a rimanere in silenzio.
Non perché non voglia partecipare, ma perché le parole sembrano intrappolate dentro di lui.
Questo è il mondo dei bambini con mutismo selettivo, un disturbo ancora poco conosciuto. Infatti, si tratta di un disturbo d’ansia che può trasformare la vita quotidiana in una sfida silenziosa.
Conoscere il mutismo selettivo permette di capire che non si tratta di timidezza, né scelta, né oppositività: è una risposta istintiva a un’ansia intensa, che paralizza la voce e il corpo. Scoprire le cause, i sintomi e le strategie terapeutiche più efficaci è fondamentale per aiutare i bambini a gestire le emozioni e di conseguenza a ritrovare la propria voce.
Che cos’è il mutismo selettivo?
Il mutismo selettivo si manifesta quando un bambino non riesce a parlare in specifiche situazioni sociali in cui ci si aspetta che il bambino lo farebbe, pur parlando normalmente in altri contesti. Ad esempio potrebbe non parlare a scuola con le maestre ma avere normali comunicazioni con i compagni o viceversa come nel caso appena descritto.
Nel corso degli anni è stato definito in diversi modi:
- “Afasia volontaria” alla fine dell’800 (1877) una dicitura che implicava quindi la scelta di non parlare
- “Mutismo elettivo” nel DSM-III-A, sempre sottolineando l’aspetto della scelta consapevole
Dal 1994 si parla di mutismo selettivo o situazionale, perché il silenzio si manifesta solo in alcune situazioni e non è volontario. Dal 2003 il Mutismo selettivo rientra nella categoria dei Disturbi d’ansia, sottolineando che può rivolgersi non solo a bambini e adolescenti ma anche adulti.
Utilizzare la dicitura situazionale accentua maggiormente l’aspetto fondamentale del disturbo ovvero solo in alcune situazioni in cui è presente molta ansia il soggetto non riesce a parlare. Una situazione specifica. Quindi sarà il contesto il fattore ansiogeno su cui lavorare.
L’incidenza tra i bambini
Il disturbo interessa soprattutto i bambini sotto gli 8 anni, compare più frequentemente tra i 3 e i 6 anni, e, secondo recenti studi, la frequenza è aumentata dopo la pandemia: prima l’incidenza era 1 su 140 bambini, oggi è circa 1 bambino ogni 100.
Le radici del silenzio
Le cause del mutismo selettivo sono multifattoriali e spesso si intrecciano tra loro:
- Ereditarie: alcuni genitori riportano esperienze simili di difficoltà comunicativa e/o riportano di essere molto ansiosi.
- Temperamentali: la tendenza a evitare le situazioni nuove e non familiari, timidezza, difficoltà di rispondere adeguatamente alle situazioni sociali in cui il bambino è immerso.
- Ambientali: sentire frasi molto suggestive, come “ti cucio la bocca”, potrebbero esacerbare sentimenti di ansia e angoscia.
- Familiari: lo stile genitoriale può contribuire o meno allo sviluppo del disturbo.
In molti casi, il mutismo selettivo si associa ad altri disturbi come:
- Ansia sociale
- Ansia da separazione
- Fobie e ossessioni
- Tricotillomania e onicofagia
- Depressione
- Difficoltà del linguaggio o dell’apprendimento
Nei casi più complessi, il disturbo può evolvere in mutismo progressivo, estendendo il silenzio anche all’ambiente familiare.
Indicatori da osservare per riconoscere il disturbo
Elenco alcuni indicatori che potreste osservare e che potrebbero farvi scattare un campanello d’allarme a riguardo. Ricordando che i segnali maggiormente significativi sono quelli legati ad un’ansia eccessiva.
- tendenza ad isolarsi
- eccessiva timidezza
- non salutare persone che conoscono
- difficoltà a cambiare le abitudini
- notate sguardo impaurito e ansia in situazioni sociali
- le maestre riportano che non chiede mai per andare al bagno
La terapia multisituazionale: un approccio integrato
Per aiutare i bambini a ritrovare la parola, il percorso più efficace è un approccio multisituazionale, che coinvolge tutti gli ambienti della loro vita: casa, scuola, attività sportive, parco giochi e spazi sociali protetti.
Questo approccio si basa su un lavoro di squadra tra specialisti, genitori e insegnanti. L’obiettivo è creare un ambiente coerente e sicuro, dove il bambino possa sperimentare la comunicazione gradualmente.
Ogni bambino con mutismo selettivo ha un mondo interno ricco, spesso invisibile, che merita attenzione, empatia e cura.
Sul territorio italiano abbiamo una Associazione che si occupa proprio di questo ed è AIMUSE, sul sito potete trovare moltissimo materiale di approfondimento.
Qualora vi foste accorti di qualche segnale e volete parlarne con un professionista, è possibile fissare un primo colloquio con la Dott.ssa Milani. La potete contattare al telefono 340.0893029 oppure via email antonella@piudicosipsicologia.it

